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lunedì 27 ottobre 2014

Ecologico furoshiki



Girando per il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano si arriva a un'area dedicata al packaging. Qui si vede un esempio di furoshiki, un telo quadrato che in Giappone viene piegato e legato in vari modi per trasportare cibo, bottiglie, regali e oggetti vari.
Spinti dalla curiosità, appena tornati a casa iniziamo a navigare in cerca di modi per costruire questi involucri che non cedano al primo peso e ci permettano di portare la torta salata a cena dagli amici anziché utilizzarla per tappezzare il marciapiede. Nessun problema: ci sono tanti siti e tutorial per imparare a piegare, avvolgere e annodare questi simpatici fazzolettoni colorati.
Ma il furoshiki è ben più di un incarto simpatico. Ci fa riflettere sull’abitudine di trasportare il cibo in una borsa di tela anziché nelle sporte usa e getta che, per quanto ecologiche, vanno trattate nei rifiuti. E ci fa riflettere, nella sua elegante semplicità, su tanti imballi inutili che ci portiamo a casa dalla spesa, come i tubetti sigillati messi dentro una scatoletta di cartone. Provate a pensarci: quando tirate fuori la spesa dalle borse, quanta roba finisce subito nella spazzatura? 
L’abbiamo pagata, ce la siamo portata a casa, l’abbiamo studiata per capire se vada differenziata (e qui certe volte occorrerebbe uno scienziato) e pagheremo per smaltirla. Ne vale la pena?
Forse dovremmo insegnare anche all’industria l’arte del furoshiki.

domenica 13 aprile 2014

Annebet Philips: niente pesce il venerdì


La curiosità verso Annebet Phillips è nata vedendo una distesa di piatti candidi su fondo nero nel Fuorisalone Lambrate, durante la Design Week milanese 2014. Sopra, tranci di salmone con la fettina di limone, cosce di pollo con tanto di erbe aromatiche, bistecche alla griglia, salsicce, gamberi... tutto di ceramica bianca su bianca.
Ironia, gioco, provocazione: di certo tutto questo, ma anche una riflessione sulle nostre noncuranti abitudini alimentari, sui veri bisogni che tentiamo di soddisfare a tavola e sulle loro piacevoli alternative. Chi l’ha detto che la riflessione sia per forza noiosa?
Nel suo sito − dove si vedono i piatti delle serie No Meat on Monday e No Fish on Friday riempiti con asparagi, polpettine, insalata e legumi − la giovane designer olandese spiega: «Non penso che mangiare carne bovina o di pollo sia intrinsecamente cattivo o sbagliato. I problemi diventano però enormi quando riguardano la larga scala della produzione e del consumo a livello mondiale. Quello che noi possiamo fare è iniziare a diminuire i nostri pasti a base di carne o pesce. Perché non partire da una giornata senza pesce o carne alla settimana? I piatti che ho creato non sono solo per vegetariani, ma per tutti coloro che scelgono di non mangiare carne o pesce un giorno alla settimana. Per esempio, la bistecca è inclusa nel piatto, a voi aggiungere le vostre verdure preferite!»

giovedì 10 aprile 2014

La Design Week 2014 e l’orto verticale


Girando per il Fuorisalone Lambrate durante la Design Week milanese (8-13 aprile 2014) abbiamo notato diversi complementi d’arredo vegetali, come piante di feltro oversize, composizioni floreali di eleganza nipponica in vasi di vetro colorati e un quadro verde che in realtà è tanto funzionale quanto estetico. Nella location del Polish Job (via Ventura 6) c’è Florabox, un micro-orto verticale pensato come pannello decorativo in ceramica. 
In questo periodo di appartamenti risicati al millimetro, in cui però molti di noi continuano ad avvertire l’impulso ancestrale all’autocoltivazione almeno di aromatiche e ortaggi, l’orto da muro potrebbe essere una soluzione percorribile. Ma dobbiamo andare fino in Polonia per attrezzarci a interrare e irrigare basilico, lattuga ed erba cipollina? La soluzione è a portata di YouTube: basta digitare «orto verticale fai-da-te» e appare una messe di tutorial. Alcuni bislacchi, ammettiamolo, ma altri pratici e alcuni persino estetici.

lunedì 31 marzo 2014

Foodmood: il cibo e oltre


Dice Michel Pollan ne Il dilemma dell’onnivoro che le attività un tempo collegate alla nutrizione (coltivare, raccogliere, cacciare, pescare, trasformare, conservare, mangiare, riutilizzare gli scarti) adesso si sono ridotte spesso a tre: acquistare, conservare e mangiare. Gli architetti e designer Stefano Maffei e Barbara Parini hanno deciso quindi di partire all’esplorazione del vastissimo territorio che ancora si estende oltre questo piccolo spazio della nostra quotidianità.
Se dunque volete scoprire anche voi le nuove frontiere del food, questo libro vi farà passare in rassegna persone, luoghi ed esperienze che vi apriranno nuovi scenari. Visto che il modo in cui il cibo viene preparato, offerto e consumato è inscindibile dal luogo, la percezione è intrecciata al ricordo, il gusto agli altri sensi, tutto ciò che riguarda l’atto del mangiare viene affrontato sotto aspetti diversi ma complementari. L’arte legata alla fisiologia, la sociologia al design, l’ecologia alla politica, l’estetica al marketing,  e così via.
Per esempio, scoprirete la socialità della Guerrilla Cuisine di San Francisco, con eventi gastronomici e artistici organizzati in cortili privati, gallerie d’arte o altre location insolite. Un anti-ristorante in cui ognuno dà il suo contributo. Oppure il People’s Supermarket londinese, in cui i clienti diventano a turno lavoratori per gestire questa evoluzione dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidale). E poi le tante iniziative italiane, come l’orto on-line, i mercati della terra, i workshop enogastronomici, la piattaforma per recuperare il cibo invenduto e la filosofia applicata degli chef più sperimentali e multisensoriali.  
E poi ci sono gli oggetti di design, tipo i reversed volumes di Mischer Traxler, contenitori fatti prendendo a calco i vegetali per farci riscoprire l’estetica della natura, o le cucine che recuperano i cicli naturali dell’acqua e dell’energia. Emblematico il cucchiaio col manico a molletta che lo chef Ferran Adrià e un team di designer hanno creato per suscitare esperienze multisensoriali tra gusto e olfatto (nella molletta si pinzano fiori o piante aromatiche che vanno ad accompagnare o si mettono in contrasto con il cibo contenuto nel cucchiaio).
Insomma, questo libro è una mappa che ci fa orientare fuori dal nostro triangolo tavola-fornello-lavello: riattiviamo tutti i sensi, sperimentiamo, giochiamo e rimettiamoci in gioco, socializziamo. Oltre le mura della nostra cucina c’è tutto un mondo.
Stefano Maffei, Barbara Parini, Foodmood, Mondadori Electa, Milano 2010.