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martedì 23 agosto 2016

La cucina magica

Nonostante alzasse sempre gli occhi al cielo, Rose amava aiutare gli altri. Era contenta di sentire il sospiro di sollievo di sua madre quando la vedeva tornare con gli ingredienti giusti, le piaceva che suo padre l’abbracciasse dopo che aveva preparato un impasto per frollini friabile al punto giusto, amava il modo in cui gli abitanti della città canticchiavano soddisfatti dopo aver addentato il loro primo croissant al cioccolato della giornata, soffice e caldo. E amava come l’insieme degli ingredienti – alcuni normali, altri decisamente meno – non solo rendevano le persone felici, ma a volte persino più di questo.

Chi è Rose?
È la figlia dei signori Bliss, pasticcieri molto speciali perché nei loro dolci mescolano farina, uova, mandorle o cioccolato, nonché funghi parlanti, lacrime di stregone o sussurri di nani bisbetici, secondo le ricette segrete del preziosissimo Magiricettario, tramandato di generazione in generazione nella loro famiglia.
Però, leggendo oltre le righe, forse Rose siamo noi. Noi che non sapremo mai cucinare la Torta Tornaindietro alle more, ma usiamo il cibo per sciogliere i dispiaceri anche senza mettere nell’impasto un pizzico di vento del Nord. Noi che mescoliamo farina e ricordi, uova e desideri. Noi che abbiamo imparato – come una specie di ricetta di famiglia, regalata da una nonna, da una mamma o da un figlio – come la felicità stia nelle piccole cose, in un croissant caldo o nell'abbraccio di chi amiamo. 
E tu, non hai preparato, qualche volta, una magica ricetta di famiglia?
Brano tratto da Kathryn Littlewood, Profumo di cioccolato, Mondadori, Milano 2012, p. 19

domenica 4 gennaio 2015

Il giardino delle pesche e delle rose



«...Faremo le crespelle. Ah, non per adesso, certo. Ma per più tardi abbiamo crêpes aux mille trous e l’harira, la zuppa con limone e datteri. A Ramadan, tutti digiunano, ma pensiamo sempre al cibo, compriamo cibo, prepariamo cibo, offriamo cibo ai vicini, sogniamo persino il cibo, voglio dire, quando il vento ci lascia dormire. Porterò dei dolci marocchini: amaretti, corna di gazzella, meringhe alle mandorle e chebakia. Forse allora potrai darmi la ricetta del tuo cioccolato.»

A parlare è la matriarca della comunità maghrebina che pian piano si è insediata e allargata a Lansquenet, il paesino della Francia rurale dov’era ambientato il celeberrimo Chocolat. Ormai Vianne si è trasferita a Parigi, dove l’ha raggiunta Roux e dove cresce le sue due figlie. Ma un giorno le arriva una lettera dalla sua cara amica Armande, che le chiede di tornare. Una lettera scritta prima di morire, in cui la vecchia signora le dice di non lasciare che gli uccelli mangino tutte le pesche dell’albero che cresce nel suo giardino.
Così Vianne parte per una vacanza che man mano si allunga e si rivelerà decisiva per il paesino e i suoi abitanti così diversi. Le pesche di Armande e il cioccolato di Vianne saranno le chiavi per aprire le porte di molte case e dare il via agli scambi, al rapporto tra donne oltre la barriera del velo.
Come sempre, la Harris ci fa sentire il profumo del cioccolato e delle spezie, ci fa ascoltare le parole della cucina, ma quello che colpisce nel libro è lo spessore del cibo nella sua assenza. Il cibo da cui astenersi durante il Ramadan da una parte, il cibo visto con sospetto da parte del curato cattolico dall’altra.

Reynaud aveva ancora la pesca in mano, l’aria rigida e impacciata. Il suo senso della correttezza è così pronunciato che avrebbe preferito dormire in un fosso che usare una casa vuota senza il permesso del proprietario. Quanto alle pesche, non avevo dubbio che, per i suoi standard, anche quelle fossero rubate, e mi guardava con lo stesso disagio con cui Adamo deve aver guardato Eva mentre gli passava il frutto proibito.
«Non la mangia?» ho chiesto. Anouk e Rosette avevano finito le loro con bocconi avidi, succulenti. Mi è venuto in mente che avevo visto Reynaud mangiare solo una volta; per lui il cibo è una faccenda complicata, da temere quanto da assaporare.

Lo scontro fra culture sfuma nell’opposizione di genere. Le donne cucinano, trasformando gli ingredienti con sapienza alchemica e offrendoli infine alla condivisione e al piacere, gli uomini normano, rifiutano, puniscono. Ma cosa nasconde chi nega qualcosa agli altri?
Brani tratti da Johanne Harris, Il giardino delle pesche e delle rose, Garzanti, Milano 2012